PREVIENI IL CANCRO DELLA PROSTATA E DELLA VESCICA !!

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  PARLIAMO  DI  TUMORE   DELLA   PROSTATA...


Tumore della prostata

  •  

 

 

CHE COS'È

Il tumore alla prostata è una formazione di tessuto costituito da cellule che crescono in modo incontrollato e anomalo all’interno della ghiandola prostatica ed è diventato il cancro più frequente nella popolazione maschile dei Paesi occidentali.

 

FATTORI DI RISCHIO

Le cause reali del carcinoma prostatico rimangono ancora sconosciute. È possibile però individuare alcuni potenziali fattori di rischio che aumentano la probabilità di ammalarsi, anche se non sono direttamente responsabili dell’insorgenza della patologia.

L’emergere di forme clinicamente silenti e non aggressive ha complicato l’interpretazione della diversa distribuzione dei fattori di rischio della neoplasia. È provato però come alcuni fattori dietetici e comportamentali, oltre all’età, possano essere associati alla malattia:

  • alimentazione, una dieta ricca di grassi, soprattutto saturi come fritti e insaccati e l’eccessivo consumo di carne rossa e latticini (quindi anche di calcio), aumenterebbero l’incidenza. La dieta vegetariana sembra invece svolgere un’azione protettiva. Andrebbero privilegiati in particolare gli ortaggi gialli e verdi, l’olio d’oliva e la frutta. Consigliabile il consumo di vitamine A, D, E e del selenio.
  • sedentarietà;
  • sostanze chimiche, come cadmio, alcuni fertilizzanti e coloranti;
  • alti livelli di androgeni nel sangue;
  • fattori ereditari, anche se in una minoranza dei casi (<15%). Gli uomini con un parente stretto (padre, zio o fratello) con questo tumore presentano infatti un maggiore rischio di ammalarsi (soprattutto se la neoplasia è stata diagnosticata a più di un familiare, anche prima di 65 anni). È bene quindi che effettuino controlli a partire dai 40-45 anni.

Sono inoltre in costante aumento gli studi che stabiliscono una correlazione tra la malattia e l’infiammazione, cronica o ricorrente, della prostata. La causa scatenante di questa reazione infiammatoria, da cui potrebbe derivare il danno che favorisce lo sviluppo di cellule tumorali, non è ancora chiara: si pensa però che virus, batteri e sostanze tossiche introdotte dall’esterno possano svolgere un ruolo determinante.

In linea generale, quindi, vanno considerate le stesse regole di prevenzione primaria valide per altri tipi di patologie, sia tumorali che non, che includono:

  • pratica di attività fisica;
  • corretta alimentazione;
  • niente fumo;
  • consumo moderato di alcol.

Il tumore della prostata rappresenta circa il 20% di tutte le neoplasie diagnosticate tra gli uomini a partire dai 50 anni di età. L’incidenza del carcinoma ha mostrato negli ultimi anni una costante tendenza all’aumento, in particolar modo intorno al 2000, con la maggiore diffusione del test del PSA. Si attende quindi un moderato e costante incremento anche per i prossimi decenni: se per il 2012 si sono stimati circa 36.000 nuovi casi, nel 2020 saranno 44.000 e circa 52.000 nel 2030.

La sopravvivenza dei pazienti con carcinoma alla prostata, non considerando la mortalità per altre cause, è attualmente dell’88% a 5 anni dalla diagnosi, in costante e sensibile crescita. Per i pazienti in vita dopo 1, 3 e 5 anni, l’aspettativa migliora ulteriormente. Il principale fattore correlato a questa tendenza temporale è dato dall’anticipazione diagnostica e dalla progressiva diffusione dello screening “spontaneo”, che comporta evidentemente una quota di sovradiagnosi.

SINTOMI

Il tumore della prostata nelle sue fasi iniziali di sviluppo è totalmente asintomatico e per questa ragione la diagnosi precoce risulta difficile. Al crescere della massa tumorale cominciano i sintomi tipici della malattia. Difficoltà nella minzione -specialmente l'inizio-, bisogno di urinare frequentemente, sensazione di mancato svuotamento della vescica e presenza di sangue nelle urine o nello sperma sono sintomi tipici di una possibile neoplasia. Tali sintomi però possono essere collegati anche a problemi prostatici di natura benigna come, ad esempio, l'ipertrofia prostatica. Ecco perché in caso di sintomi del genere è opportuna una visita specialistica per poter valutare al meglio l'origine del disturbo. Il tumore della prostata cresce spesso lentamente e per tale motivo i sintomi possono rimanere assenti per molti anni.

 

PREVENZIONE

Se gli studi clinici dimostrano senza ombra di dubbio l’importanza di esami “preventivi” contro alcuni tumori, come quello della mammella o del colon, per le neoplasie della prostata prevalgono dati discordanti. In particolare esistono due scuole di pensiero basate sui risultati dei due studi di screening con PSA: la prima (americana) incentiva la prescrizione di esami diagnostici preventivi a tutti gli uomini con più di 50 anni (come l’antigene prostatico specifico, PSA).

La seconda (europea) sottolinea come la letteratura non abbia ancora confermato la reale utilità di una diagnosi precoce, in assenza di sintomi, nel migliorare la sopravvivenza e le probabilità di guarigione.

 

PREVENZIONE SECONDARIA: LO SCREENING

La diffusione del dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA) nell’ultimo decennio ha profondamente modificato l’epidemiologia di questo tumore, anche in senso qualitativo. L’emergere di forme clinicamente silenti e biologicamente non aggressive ha infatti reso più difficile la valutazione della diversa distribuzione dei fattori di rischio in passato correlati all’insorgenza di questa malattia.

 

COME SI CURA

Nel trattamento del tumore della prostata esistono diverse opzioni di trattamento: chirurgia, ormonoterapia, radioterapia e chemioterapia. Molte forme di neoplasia prostatica non sono infatti molto aggressive, tendono a rimanere localizzate e a crescere poco. In questi casi, anche in considerazione dell’età del paziente, può risultare preferibile mantenere il quadro sotto controllo piuttosto che intervenire aumentando il rischio di effetti collaterali.

Chirurgia

La prostatectomia radicale rimuove in blocco la ghiandola prostatica e le vescicole seminali ed è considerata la terapia standard per la cura del tumore prostatico localizzato, per le elevate percentuali di guarigione. Il miglioramento della tecnica chirurgica (ad esempio con il “nervesparing”) ha consentito una riduzione delle complicanze post-chirurgiche (es. disfunzione erettile e incontinenza), ma la loro frequenza e l’impatto sulla qualità della vita dei malati impongono un’accurata selezione dei pazienti.

Dopo questo intervento, il PSA sierico non dovrebbe essere più dosabile. In caso contrario, è indice di mancata radicalità dell’intervento. La ricomparsa di livelli dosabili di PSA è espressione di ricaduta della malattia.

Radioterapia

Il trattamento radioterapico prevede solitamente l’irradiazione esterna. Il ciclo di terapia può protrarsi per alcune settimane. La durata dipende dal tipo di tumore, dalle sue dimensioni e dalla sua eventuale diffusione.

In alcuni casi la radioterapia della prostata può dare:

  • fastidi a livello del retto e aumento della peristalsi intestinale
  • irritazione della regione anale
  • cistite
  • problemi di erezione.

Questi effetti scompaiono di solito gradualmente nel giro di poche settimane dalla conclusione del trattamento, anche se quelli tardivi (come la disfunzione erettile) tendono a diventare permanenti.

Ormonoterapia

Il carcinoma prostatico dipende dagli ormoni maschili, gli androgeni. Può quindi essere curato con l’ormonoterapia (o terapia di deprivazione androgenica). I farmaci anti-androgeni sono di diversi tipi e possono agire in linea di massima:

  • impedendo la produzione degli ormoni maschili a livello del sistema nervoso centrale
  • bloccandone l’azione a livello periferico

Inoltre possono essere utilizzati in associazione realizzando il cosiddetto blocco androgenico completo.

Questo tipo di trattamento può causare:

  • gonfiore delle mammelle
  • vampate di calore
  • sudorazione eccessiva
  • incapacità di erezione
  • diminuzione del desiderio sessuale
  • stanchezza
  • aumento di peso
  • anemia

Nei pazienti con malattia metastatica la terapia l’ormonoterapia rappresenta il trattamento di scelta in prima linea. La soppressione della produzione degli androgeni viene attuata attraverso inibizione della sintesi o del rilascio di gonadotropine ipofisarie (utilizzando analoghi LHRH) e antiandrogeni non-steroidei.

 

   CHE  SAI  DEL TUMORE   DELLA 

                  VESCICA ?

 

Sai  che rischio aumenta fino a 5 volte nei fumatori  ?

Sai  che  se preso in tempo  non perdi  la vescica ?

         ( stadio non muscolo invasivo < T2 )


 

COS’È

La vescica è l’organo che raccoglie l’urina filtrata dai reni, prima che questa venga espulsa dal corpo. Quando le cellule che ne rivestono la superficie interna si trasformano e assumono una conformazione maligna, ha luogo il tumore della vescica. Se ne registrano 14.000 nuovi casi ogni anno nell’uomo e 3.000 nella donna ed è la seconda forma tumorale per incidenza nell’apparato genito-urinario.

CAUSE

Alla base del tumore della vescica vi sono fattori ambientali ed ereditari. Tra i primi annoveriamo l’esposizione alle ammine aromatiche, vernici, coloranti e collanti. Anche il fumo rappresenta un importante fattore di rischio. Esso è principalmente collegato, nell’immaginario comune, al tumore ai polmoni. Tuttavia, il legame tra fumo di sigaretta e tumore della vescica è stato riportato in numerosi studi e casi scientifici e il rischio di contrarre questo tumore aumenta da due a cinque volte rispetto ai non fumatori, proporzionalmente al numero di sigarette consumate.

SINTOMI

Il principale sintomo del tumore vescicale è l’ematuria, ovvero l’emissione di sangue con le urine. Quando si verifica un sanguinamento palese o viene rilevata microematuria durante l’esame delle urine (presenza di eritrociti nel sedimento urinario) bisogna rivolgersi al Medico.

Il tumore vescicale può – anche se raramente – provocare difficoltà nell’urinare (disuria). Quando ciò avviene, il tumore è generalmente già in fase avanzata.

DIAGNOSI DEL TUMORE DELLA VESCICA

Non esistono ad oggi programmi di screening preventivi per il carcinoma vescicale. I soggetti più a rischio devono essere monitorati e cercare di prevenire l’insorgenza del tumore conducendo uno stile di vita sano. A tal proposito, anche il regolare controllo sanitario degli ambienti di lavoro maggiormente a rischio e le campagne contro il fumo svolgono un ruolo fondamentale.

In caso di ematuria, il paziente deve eseguire una cistoscopia; una semplice ecografia potrebbe SCOPRIRE UNA NEOFORMAZIONE MA il suo limite e' nel non rilevare le lesioni tumorali più piccole, oppure di dimensioni grandi ma piatte ed estese lungo il profilo della parete vescicale. Anche in caso di cistoscopia negativa è consigliabile eseguire ulteriori accertamenti, come l’uro-TC o l’urografia perfusionale, al fine di escludere la provenienza del tumore dagli ureteri.

Determinati esami specifici delle urine, come l’esame citologico delle urine su tre campioni e l’immunofluorescenza FISH, possono rilevare eventuali cellule alterate. Tuttavia, tale alterazione può essere anche dovuta a cistite o altri disturbi del tratto urinario. Infine, anche il BTA TEST può essere utile, laddove unito ad altri metodi di diagnosi. Questo test mira a ricercare proteine specifiche del complemento, il quale risulta over espresso in caso di tumore vescicale.Oggi il carcinoma della vescica costituisce circa il 2-3% dei tumori maligni nell’uomo. Dopo il carcinoma della prostata, il tumore alla vescica è il secondo per incidenza tra tutti i tumori che colpiscono il sistema genito-urinario. Uno dei segni clinici principali è la presenza di sangue nelle urine (ematuria).

Il test BCA/Hb combo è un test immunocromatografico monofase molto rapido: la risposta si ottiene in soli nove minuti. Per la sua grande efficacia questo test si è rivelato un valido supporto nella diagnosi del cancro alla vescica, anche nei casi di individuazione precoce per i pazienti a rischio.

 

I MAGGIORI FATTORI DI RISCHIO? FUMO ED AGENTI CANCEROGENI, MA ANCHE ALCUNE SOSTANZE DI USO COMUNE

I principali fattori che aumentano il rischio di cancro della vescica sono il fumo di sigaretta, la cistite cronica e l’esposizione ad alcuni agenti cancerogeni, come i coloranti, le vernici, i collanti.

Esistono inoltre delle sostanze chimiche molto utilizzate nella vita quotidiana la cui influenza risulta essere dubbia nella genesi del tumore vescicale. Un esempio sono il cloro, i fertilizzanti o le tinte per capelli, prodotti abbastanza diffusi e utilizzati.

 

COME FUNZIONA IL TEST CBA/HB COMBO? SEMPLICE DA ESEGUIRE E MOLTO EFFICACE

Il test CBA/Hb combo è pratico e veloce. Necessita semplicemente di un piccolo campione di urine e fornisce l’esito in soli nove minuti. La sua azione consente la rilevazione qualitativa del BCA(Bladder Cancer Antigen – marcatore tumorale vescicale) e dell’emoglobina (Hb) nell’urina.

Il test è in grado di valutare non solo la presenza dell’antigene BCA, ma rileva anche tracce di emoglobina che possono essere sintomo precoce di sanguinamento.

La sensibilità del test BCA/Hb combo varia tra 42,5% e 97,1% in base a stadio e grado del tumore. La specificità del test BCA/Hb combo è 89,5%. La rilevazione di emoglobina aumenta la sensibilità del test soprattutto durante gli stadi avanzati del cancro alla vescica, generalmente caratterizzati dalla presenza di sangue nelle urine.

E’ importante sapere che questo esame non sostituisce altri esami come la cistoscopia. La sua praticità però lo rende molto utile nell’individuazione precoce di tumori vescicali nei pazienti a maggior rischio. E’ inoltre efficace nel follow-up dei pazienti dopo intervento di resezione endoscopica vescicale.

L’ECOGRAFIA è comunque lo strumento di diagnosi più utilizzato, dato il facile approccio. Bisogna guardarla sempre con occhio critico, in quanto a volte le neoplasie vescicali possono andare ben al di là dei limiti di risoluzione della metodica.

Cure e Trattamenti

Dopo la diagnosi, il paziente affetto da tumore vescicale potrà essere sottoposto a resezione endoscopica della lesione vescicale. Essa consiste nell’accedere alla cavità vescicale con uno strumento endoscopico che transita per l’uretra ed è collegato tramite un’ansa a un elettrobisturi  esterno, il quale eroga diversi tipi di corrente. Mediante questo sistema si potrà resecare la lesione e prelevare il materiale da sottoporre a esame istologico. Tale procedura è dunque sia un mezzo di diagnostica sia di terapia.

La resezione endoscopica della lesione vescicale differisce dalla cistoscopia poiché lo strumento utilizzato ha solitamente un calibro più grande e tale procedura va effettuata necessariamente in sedazione in caso di lesioni di piccole dimensioni, o in anestesia loco regionale/totale quando si tratta di lesioni più complesse ed estese. L’esame istologicopermette di valutare la natura della lesione e la sua estensione nella parete vescicale. I tumori benigni vescicali sono piuttosto rari e solitamente vengono rilevati carcinomi.

Il tumore vescicale sarà tanto più aggressivo quanto più indifferenziate saranno le cellule che lo compongono e il loro grado di infiltrazione di parete. Il trattamento varia in base ai risultati dell’esame istologico. In alcuni casi, sono necessari interventi più demolitivi, mentre in altri sarà sufficiente monitorare il paziente periodicamente tramite cistoscopica, per esempio quando il tumore è superficiale. In quest’ultimo caso si potrà consigliare al paziente di intraprendere un trattamento con chemioterapia mediante instillazioni endovescicali.

Laddove il tumore vescicale infiltra invece la parete vescicale, sarà necessario attuare interventi più demolitivi, come la rimozione totale della vescica (cistectomia radicale)coniugata a metodi di ricostruzione quali la neovescica ortotopica, durante la quale la vescica viene ricostruita con parti di intestino o l’Ureteroileocutaneostomia secondo Bricker, ovvero la realizzazione di una stomia in cui convoglieranno le urine da entrambi i reni.


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PARTECIPA AL CHECK UP

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RICERCATORE IN FISIOPATOLOGIA - SPECIALISTA IN CHIRURGIA CARDIO-TORACICA - ENDOCRINOLOGIA CHIRURGICA - MALATTIE APPARATO DIGERENTE - ECOGRAFIA
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